domenica 27 luglio 2014

Premio dell’Editoria Abruzzese - Città di Roccamorice (sabato 2 e domenica 3 agosto 2014)

Sabato 2 e Domenica 3 agosto 2014, presso la Sala Teatrale Comunale "don Donato Bianco" di ROCCAMORICE, si svolgerà la manifestazione conclusiva del Premio dell'Editoria Abruzzese "Città di Roccamorice", a cura dell’Associazione Editori Abruzzesi e del Comune di Roccamorice.

La Giuria del Premio ha scelto le opere Finaliste e Vincitori delle 2 Sezioni del Premio: a) Libro di autore abruzzese di Narrativa – Poesie – Saggistica; b) Libro di autore non abruzzese di Narrativa – Poesia – Saggistica.
Sabato 2 agosto, nel corso di un incontro pubblico verranno presentati i 2 autori Vincitori della Sezione b) del Premio. A seguire i 9 autori abruzzesi finalisti della Sezione a) presenteranno le loro opere e la Giuria ne trarrà elementi per stabilire la classifica finale.
La proclamazione dei Vincitori delle Sezioni dedicate agli Autori abruzzesi avverrà al momento della cerimonia di premiazione di Domenica 3 agosto.

Nel corso della Manifestazione, domenica 3 agosto 2014 alle ore 17:30, l'Associazione degli Editori Abruzzesi assegnerà i "Premi perla promozione e diffusione della cultura e della editoria abruzzese 2014" a cinque personalità che nel corso del biennio 2013-2014 si sono distinte per particolari meriti.

Inoltre il Comune di Roccamorice assegnerà il Premio per laCultura "Città di Roccamorice" 2014, con la seguente motivazione: «Per l'eccezionale profilo di studioso e per il ruolo di coscienza critica della comunità abruzzese assunto negli anni con ineguagliabile autorevolezza e indipendenza di giudizio», allo storico RAFFAELE COLAPIETRA.
Il riconoscimento verrà consegnato da Alessandro D'Ascanio (Sindaco di Roccamorice) e Marco Solfanelli (Presidente dell'Associazione Editori Abruzzesi), domenica 3 agosto 2014 alle ore 18:00.

In conclusione di ciascuna serata sono previsti 2 concerti.

La presentazione dell'intera Manifestazione sarà condotta, come lo scorso anni, da Elena Costa.




PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE


Sabato 2 Agosto 2014

ore 17,30 Saluti istituzionali e Presentazione del Premio

ore 18,00 Incontro con i 2 autori vincitori della sezione b) Libro di autore non abruzzese

ore 18,30 Incontro con i 9 autori finalisti della sezione a) Libro di autore abruzzese

ore 20,30 Brunch letterario (Euro 10,00)

ore 21:30 Concerto di Alfredo SCOGNA: SERENATE A MAMME. Performance musicale sulle poesie di Modesto Della Porta



Domenica 3 Agosto 2014

ore 17,30 Saluti istituzionali e Presentazione del Premio

ore 18,00 Cerimonia di consegna del Premio per la Cultura "Città di Roccamorice" 2014

ore 18,15 Cerimonia di consegna del "Premio per la promozione e diffusione della cultura e dell’editoria abruzzese"

ore 18,30 Cerimonia di Premiazione dei vincitori e finalisti delle due sezioni del Premio

ore 20,30 Brunch letterario (Euro 10,00)

ore 21,30 Concerto THE OPERA FATAL con Niccolò Pelusi, Dario Ricchizzi, Maria Cristina Solfanelli e Yuri Sablone



Sala Teatrale Comunale "don Donato Bianco"
Tel. 085 8572132 – Fax 085 8572358 – comune.roccamorice@tin.it




giovedì 17 luglio 2014

Francesco Ippoliti, l’anarchico amico di Ignazio Silone (di Giuseppe Brienza)

Intervista al nipote, Luigi Gagliardi, che ne ha curato i diari negli anni del Regime
Fra i pochi che in Italia hanno denunciato durante il XX secolo, in modo deciso e documentato, i crimini e le stragi perpetrate in URSS vi è senza dubbio Eugenio Corti (1921-2014), l’indimenticabile autore de “Il cavallo rosso”, morto il 5 febbraio scorso. Lo scrittore lombardo, riprendendo la testimonianza diretta del dissidente sovietico Vassili Grossman, rievocò per esempio l’uccisione, durante i lunghi anni della dominazione staliniana, di migliaia di comunisti italiani sia durante la guerra civile spagnola sia di quelli “rifugiatisi” in quegli anni nella “madre-patria” sovietica (cfr. Eugenio Corti, L’epoca di Paolo VI, Marino Solfanelli editore, Chieti 1978).
UN ANARCHICO ABRUZZESE AL CONFINO FASCISTA
Da una vicenda biografica recentemente emersa, quella di Francesco Ippoliti (1865-1938), medico abruzzese, negli anni ‘30 confinato prima a Pantelleria poi a Lipari dal Regime per la sua attività, anche pubblicistica, di militanza anarchica, emerge la “mitezza” delle tanto denunciate prigioni del Regime, la quale cozza con l’esito di tortura e morte avuto dai nostri connazionali che, illudendosi di trovare “rifugio” dal fascismo in URSS, hanno spesso fatto lì una davvero gran brutta fine.
Dalla vita di Ippoliti, ricostruita per la prima volta dal nipote Luigi Gagliardi (cfr. Francesco Ippoliti. Diari di un confinato politico degli anni ’30Solfanelli, Chieti 2014, pp. 85 – € 8,00), anch’egli medico e militante politico (è stato per un decennio segretario nazionale della Consulta per i problemi etico-religiosi di Alleanza Nazionale), si rilevano dati biografici e documentali che contribuiscono, in parte, a spiegare la dolorosa vicenda di quanti, come suo zio, per la loro ideologia hanno pagato un prezzo doloroso ma, qualitativamente e quantitativamente, non paragonabile a quanto sarebbe loro toccato se la rivoluzione che auspicavano avesse trionfato anche in Italia.
INTERVISTA AL PROF. GAGLIARDI
D. Chi era Francesco Ippoliti?
R. Era un generoso medico chirurgo di San Benedetto dei Marsi, frazione del comune di Pescìna (L’Aquila), chiamato da noi parenti e familiari lo “zio Francesco”. Permanentemente scapolo, affermava di non aver voluto mai metter su famiglia ha per non volerla coinvolgere nei guai e nei fastidi che le avrebbe provocato a causa delle sue idee e della sua attività politica.  Anarchico convinto e battagliero, soprattutto per tale motivo aveva avuto noie con la giustizia anche prima del fascismo. Il quale fascismo gli aveva comminato in due occasioni due periodi di soggiorno obbligato a Pantelleria ed a Lipari ma, in verità, in entrambe le volte lo aveva raggiunto con provvedimenti di sospensione, di riduzione della pena e di richiamo al proprio domicilio in San Benedetto. Francesco Ippoliti era veramente uno spirito vivace ed indipendente. Medico appassionato, si era laureato in quella Napoli di fine ‘800 che per l’Abruzzo era, più che Roma, la meta dei giovani in cerca di sapere e, qualche volta, di fortuna.
L’AMICO E “MAESTRO” DI IGNAZIO SILONE
D. Ci parli dell’amicizia di suo Francesco Ippoliti con Ignazio Silone (1900-1978).
R. Il grande saggista e romanziere abruzzese, era compaesano di Pescìna, dove era nato il 1º maggio di 35 anni prima rispetto allo zio. Molto più giovane di lui, lo aveva come amico stimato e quasi come maestro. Infatti, Silone lo menziona in più di qualche sua pubblicazione riferendone lo spirito acuto e la disposizione al sacrificio.
D. Come nascono i Diari di un confinato politico degli anni ’30?
R. I due diari di Francesco Ippoliti che presento, intitolati il primo La deportazione. Sei mesi e mezzo di sofferenze fisiche e morali 19 novembre 1926-6 giugno 1927 – Pantelleria e, il secondo La deportazione Sette mesi e mezzo di dimora a Lipari 30 settembre 1927 12 maggio 1928, sono sempre stati custoditi nel mio archivioOra ho deciso di riproporli, perché sono testi, scritti a penna su due fascicoli di carta comune, nei quali lo zio descrive le sue sofferenze con animo che sembra distaccato e con frasi proprie di un medico, ma che possono assumere un interesse ed un significato generale anche per comprendere equanimemente il periodo del Ventennio.
D. Ma Ippoliti non mostra disprezzo verso le autorità del Regime?
R. Salace nel manifestare critiche, lo zio in realtà non esprime parole irriguardose verso chicchessia. Non mancano, anzi sono frequenti, brani di delicata descrizione dei luoghi certamente incantevoli, come sono quelli delle isole del mediterraneo, oltre a veri e propri componimenti poetici. Da quanto scrive, poi, si capisce che egli non poteva essere così povero come le compiacenti informazioni della polizia e dei carabinieri lo descrivevano per fornire attenuanti alla sua indomita attività sovversiva.
D. Ci parli dell’attività di anarchico di Ippoliti.
Autore di numerosi manifesti, ballate e proclami coi quali incitava al riscatto i contadini del Fùcino, lo zio assumeva talvolta il ruolo del tribuno in veementi discorsi rivolti soprattutto ai lavoratori più poveri. La sua vena polemica emerge in poemetti di aspro e salace contenuto, basti ricordare il titolo di qualcuno di essi come I faccendieri o I farabutti, rivolti contro i ricchi e potenti dell’epocaPiù volte consigliere comunale, una sua costante era l’azione per l’autonomia di San Benedetto dal Comune di Pescìna secondo la tipica visione degli anarchici che ritengono di trovare nelle autonomie locali la via della libertà.
SULLA SCIA DE “L’ASINO” DI GUIDO PODRECCA
Una striscia del settimanale satirico L'Asino
D. Quale fu la formazione politico-culturale ricevuta da questa figura così particolare di anarchico?
R. Se guardiamo alla sua libreria, che a me bambino sembrava davvero imponente, ricordo le collezioni rilegate in più volumi di vari periodici come la Rivista Popolare di Napoleone Colaianni (1847-1921), oppure quelle opere “enciclopedistiche” che ne denunciavano la formazione illuministica come il Dizionario di Cultura Generale in due grossi volumi editi da Vallardi. Non mancava poi l’aspetto anti-clericale, con la collezione dell’Asino, rivista satirica filo-socialista stampata a Roma dal 1892 al 1925 diretta da Guido Podrecca (1865-1923). Insomma, come non molti altri “idealisti” come lui, lo zio Francesco cercò durante tutta la sua vita una “salvezza terrena” che, inevitabilmente, non poteva che finire nel suo opposto. Cioè in quei “paradisi in terra” che, in URSS come in ogni dove si sia realizzato il comunismo, hanno piuttosto dato luogo a quella che, ebbe efficacemente a definire fin dal 1985 l’allora cardinal Ratzinger, è stata e rimane «la vergogna del nostro secolo».